Le faremo sapere

In qualche modo tutti abbiamo avuto modo di sentire questa frase e forse tutti la temiamo.

Sei preparata, affronti una grande difficoltà egregiamente ma qualcun'altra prende il tuo posto.

 

So che stai pensando “ma cosa c’entra con me?” e “ perché dovrei stare ancora qui a leggere?”

Prima di lasciar cadere qualsiasi giudizio, lascia che ti racconti chi sono e come la mia vita è cambiata da quando ho iniziato a guardare il dettaglio di ciò che indossavo.

Quella che stai per leggere è la storia di una ragazza che una testata giornalistica ha definito Merlettaia Imprenditricea seguito della collaborazione con la produzione Rai per una fiction, che ha iniziato tutto per gioco, da sola e quasi per scommessa.

Una di quelle nate in un paesino sconosciuto, Salemi(o forse conosciuto dalle cronache per altri motivi),  in provincia di Trapani.

Nata in una famiglia semplice, mio padre falegname, mia madre casalinga ed una sorella più piccola.

Una di quelle famiglie in cui quello che hai ti basta.

La mia sfortuna (o forse dovrei dire fortuna) è stata quella di ritrovarmi con compagni di classe figli di commercianti, insegnanti, che avevano spesso e con facilità cose che per me erano un lusso a cui arrivavo grazie ai grandi sacrifici di mio padre.

Sacrifici che vedevo.

Difficoltà che vivevo.

Non invidiavo nessuno, ma sentivo che desideravo fare qualcosa che cambiasse la situazione.

Stava nascendo in me la voglia di riscatto.

Perché non posso anche io?

Così a 21 anni, nonostante frequentassi l’università, cercando un lavoro che mi permettesse di mantenermi, più volte mi è stato detto “Sei in gamba. Valuteremo .Ti faremo sapere”.

E’ stato più facile decidere e sono partita insieme all’allora mio ragazzo (che ho poi sposato e con il quale abbiamo un figlio) alla ricerca di un porto sicuro che pensavamo aver trovato tramite conoscenze familiari e che si trasformò invece in un terribile bagno di difficoltà.

Furono mesi difficili, di porte sbattute in faccia, di problemi di salute causati anche dalla situazione di disagio in cui vivevamo.

Abbiamo abitato anche in un casale dirupato che era la casa del custode di una riserva faunistica.

Si. Avevamo toccato il fondo.

Poi qualcosa iniziò a cambiare, piano piano le conoscenze arrivavano e nel giro di pochi anni avevamo la nostra azienda. Impianti elettrici civili ed industriali.

 Un settore in espansione, contatti che crescevano e commesse importanti. Io mi occupavo della parte amministrativa.

Nel frattempo nacque mio figlio e dopo i primi mesi di maternità tornai a fare la spola tra ufficio, in un ambiente maschile con operai che vanno e vengono, fornitori, corrieri e casa, ambiente privo di femminilità con tute, pantofole, biberon e pasti caldi.

Insomma tutto perfetto non fosse che io non c’ero.

“Bel quadro”, avrebbero detto in molti.  Mancava però la protagonista.

Una sera, raccolta nella stanchezza, per la prima volta  mi chiesi cosa volesse dire tornare ad essere femmina.

Fino a quel momento pensavo che la ricchezza fosse rappresentata da un bel conto in banca ed un lavoro.

Ma come potevo considerarmi ricca se non mi sentivo addosso la femminilità di cui ogni donna deve essere capace?

Decisi di non dar peso a quel pensiero.

Avevo cose più importanti a cui pensare.

Non mi ero resa conto che a farmi stare in quella situazione di stallo incomprensibile era uno strano personaggio.

Una personalità che non conoscevo e che se avessi imparato a riconoscere mi avrebbe permesso di diventare più forte e inesorabilmente femmina.

Ora a distanza di anni, mi chiedo come possa io non averlo visto prima. Eppure era lì, sotto ai miei occhi.

Si. Lì davanti a me.

E’ lui, il personaggio sconosciuto che, così come ha fatto con me, prende il controllo della tua vita sottraendola al bello oppure ti rende libera.

Te ne parlerò nella email che riceverai domani.  Si chiamerà appunto “Uno strano personaggio. Come tutto ebbe inizio”

Mi raccomando aprila.

 

Alle prossime  trame!

Non dimenticare il tuo regalo!

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